La focara di Sant’ Antonio a Novoli

Le focare di Novoli sono una serie di focolai di incendio che si sono verificati a Novoli, in provincia di Lecce, in Puglia, Italia, nel gennaio 2017. Non conosco molti dettagli su questi incendi, ma posso dirti che spesso le foche sono causate da fattori naturali come il fulmine o da cause umane, come l’attrito di linee elettriche o la negligenza nello spegnimento dei fuochi. In casi come questi, è importante che le autorità e i soccorritori intervengano rapidamente per proteggere le persone e gli edifici in pericolo e per controllare e spegnere gli incendi.

Con il passare degli anni, l’imponente falò ha assunto forme diverse, diventando sempre più imponente e maestoso. Il rito antico e propiziatorio che si celebra nel paese alle porte di Lecce esiste da molto tempo e gli studiosi cercano ancora di individuarne le origini.

Pare che la prima Focara sia stata accesa nel 1905, quando una forte nevicata coprì il falò la notte precedente la festa. Comunque sia, la fama del “fuoco buono” più grande del mondo, che illumina e riscalda la sera del 16 gennaio, si è diffusa ben oltre il piccolo paese con meno di diecimila abitanti, diventando più nota in tutta la nazione e anche in altri Paesi.

Un po’ come la Notte della Taranta in estate che ormai è diventato un evento che raccoglie fino a 200.000 visitatori ed è trasmesso sull’emittente nazionale Rai1.

La tradizione della Fòcara di Novoli

Ogni anno a Novoli, il 16, 17 e 18 gennaio, si svolge la “festa del fuoco” di tre giorni in onore di Sant’Antonio Abate, patrono della città. Questo straordinario evento richiama migliaia di viaggiatori e pellegrini da tutta la regione.

Non si conosce il momento esatto in cui i Novolesi hanno iniziato a venerare Sant’Antonio, ma si ritiene che il culto abbia avuto origine in epoca bizantina. Questa conclusione si basa sulla devozione che i cittadini hanno per altri santi, come San Nicola, San Biagio, Santo Stefano e Sant’Andrea, ognuno dei quali ha una chiesa dedicata a Novoli.

Fu nel 1664 che Sant’Antonio Abate fu dichiarato ufficialmente patrono di Novoli, per volere del vescovo Luigi Pappacoda. Inoltre, Sant’Antonio è talvolta conosciuto come il “Santo del maiale”, poiché si ritiene che abbia il potere di salvaguardare tutti gli animali che vivono nelle stalle e nei fienili.

La festa di sant’Antonio Abate a Novoli, in provincia di Lecce

Novoli è una cittadina di poco più di 8.000 abitanti, situata nella pianura leccese e a 10 chilometri dalla città salentina. Si trova tra il Mar Adriatico e il Mar Ionio, a circa venti chilometri di distanza l’uno dall’altro. La zona è popolata da numerosi villaggi, collegati tra loro da campi coltivati a vigneti, ortaggi e uliveti. Nel corso del tempo, Novoli ha sviluppato una doppia identità agricola e commerciale, anche se questa non è più emblematica come nel recente passato. Nonostante ciò, essa è ancora ben presente nei momenti più importanti della sua vita sociale.

La comunità cittadina nutre un grande rispetto per il monaco egiziano da molte generazioni, tanto che si pensa che la costruzione di una chiesa in suo onore sia iniziata già nel 1640, proprio nel luogo in cui esisteva già una cappella; nel 1664 le autorità ecclesiastiche e civili locali chiesero al vescovo di dichiarare il santo protettore e il loro desiderio fu esaudito dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1737. L’organizzazione della celebrazione annuale del santo è diventata sempre più dettagliata e complessa nel corso degli anni, con l’aiuto di un comitato cittadino e il sostegno di organizzazioni pubbliche e private. È diventato un evento popolare, non solo per i devoti e i pellegrini del santo, ma anche per i turisti, i curiosi, gli appassionati di folklore, i visitatori della festa del vino, della mostra mercato, del museo d’arte contemporanea e le persone che partecipano a incontri e conferenze.

Il massimo livello di partecipazione della comunità locale si ha quando si costruisce l’enorme falò – la fòcara – che viene realizzato con i tralci di vite. È necessario attendere la potatura delle viti per avere il materiale per costruire la fòcara; i fasci, legati nei campi, vengono poi portati nella grande piazza ai margini del paese e vengono disposti uno a uno fino a formare una catasta con un diametro di circa venti metri e un’altezza di circa venticinque metri.

Il processo è lungo, dura più di quattro settimane e richiede circa due dozzine di volontari. La forma del falò cambia ogni anno ed è tipicamente un elaborato tumulo conico, che assomiglia alle cataste di granaglie che si trovano nelle aie. Alla base si crea un tunnel e si usano lunghe scale con persone a bordo per spostare le fascine di legna in cima. È essenziale che la struttura sia costruita in modo uniforme, poiché deve essere abbastanza robusta da sopportare il proprio peso e resistere alle mutevoli condizioni atmosferiche. Inoltre, deve essere una testimonianza dell’abilità e del duro lavoro dei costruttori. Il pomeriggio della vigilia, dopo la messa, si tiene una sfilata con la statua del santo per le strade della città e, la sera, la spettacolare illuminazione è ottenuta grazie all’uso di numerose batterie pirotecniche che viaggiano su e giù per le creste del falò, creando uno spettacolo sorprendente e potente.

Da questo momento in poi iniziano i veri festeggiamenti. La cerimonia di accensione, da sempre molto attesa, richiama oggi un’enorme folla di persone, che si stima superi i ciquantamila, oltre all’attenzione dei media. La fòcara arde come un’immensa candela fino a quando non si spegne, per tutta la sera e il giorno successivo, e continua a fare da sfondo a concerti fino a tarda notte, mentre la gente si aggira tra le attrazioni vicine, le bancarelle di articoli, le esposizioni di prodotti enogastronomici e la fiera.

Il fulcro della festa è il santuario del santo, che vede un continuo afflusso di fedeli e viaggiatori. Il giorno seguente, nella tarda mattinata, nel cortile esterno si svolge una cerimonia di benedizione degli animali: Sant’Antonio è spesso raffigurato accanto a un maiale, a simboleggiare la sua protezione per gli animali domestici. Le zone centrali della città sono illuminate dalle ville, tutte decorate con luci, e i marciapiedi sono pieni di venditori che offrono vari prodotti.

La festa di Sant’Antonio Abate di Novoli riunisce la comunità, favorendo l’unità e la diversità, e offre un caloroso benvenuto ai visitatori. Richiede l’osservanza delle consuete regole alimentari dell’evento, funge da momento di riverenza e di preghiera, crea legami tra il pubblico e le autorità e getta un ponte tra il luogo e altre entità culturali e istituzionali della regione mediterranea.